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Archeologia e storia

  


   

Per informazioni:
tel. 0532 329050 - 335 236673
@ verginese@atlantide.net                                                            

 

Il castello del Verginese, riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, è una delle 19 residenze degli Estensi, chiamate Delizie.

Costruita sotto forma di semplice casale agricolo vicino ai fiumi Primaro e Sillaro alla fine del Quattrocento, la Delizia Estense del Verginese era raggiungibile da Ferrara via acqua. Solo in seguito, sotto il Duca di Ferrara Alfonso I d'Este, il castello venne rimaneggiato da Girolamo da Carpi e assunse il suo massimo splendore.

In quel periodo furono costruite le torri angolari a pianta quadrata, gli eleganti timpani alle finestre e il bugnato in laterizio che incornicia porte e torri.

Alfonso donò questa Delizia alla colta cortigiana Laura Dianti, che consolò e accompagnò il Duca dopo la morte della moglie Lucrezia Borgia e che vi abitò fino alla morte. Laura Dianti è stata identificata in un dipinto di Tiziano, chiamato da Alfonso per ritrarre la dama che forse il Duca d'Este sposò poco prima di morire.
Alla morte di Laura Dianti nel 1573 il complesso passò al figlio Alfonso e da questi, per via diretta, al nipote Cesare d'Este, duca di Modena. È probabile, quindi, che ulteriori lavori di miglioria strutturale della casa signorile siano stati compiuti tra gli anni ’20 e ’30 del 1500, mentre è storicamente documentato che fu la Dianti a promuovere rinnovamenti capaci di trasformare l’immobile nell’originale edificio a pianta rettangolare leggermente allungata con quattro torrette ai vertici, svettanti e merlate, ancora oggi visibile, anche se profondamente rimaneggiato durante il XVIII secolo.

Il Brolo
La Delizia è arricchita dal ritrovato “Brolo”, giardino storico ricostruito dopo attenta e documentata ricerca, per volontà della Provincia di Ferrara e del Comune di Portomaggiore. Una passeggiata nel brolo conduce tra roseti, piante aromatiche, praterie fiorite e antichi frutti, il tutto racchiuso dalla “Vite Maritata”,  una vite sostenuta da alberi di noci, salici e olmi.
La presenza della torre colombaia in fondo al giardino aveva molte ragioni di esistere: era torre di avvistamento e serviva per l’allevamento di colombi viaggiatori preposti alle comunicazioni. I colombi inoltre erano ottimi come riserva di proteine e il loro guano era indispensabile per concimare il brolo sottostante.
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Mors Inmatura
La Delizia è oggi un importante polo d’attrazione per il turismo artistico e culturale, grazie anche al fortunato ritrovamento archeologico nelle terre adiacenti del “Sepolcreto dei Fadieni”. I reperti d'età romana sono ospitati nel museo archeologico al pian terreno: le stele scolpite, le intense iscrizioni, i ritratti dei defunti, i reperti dei corredi funerari, bronzi, monete e una rara raccolta di vasi in vetro finemente lavorati. Si chiamavano Caius, Marcus, Tertia... in tutto 12 tombe, una sola famiglia: i Fadieni. La loro necropoli ritrovata racconta la storia di una famiglia benestante della prima età imperiale ma anche il vivere di un’intera civiltà, con i propri usi e consuetudini. Le epigrafi intrecciano il quotidiano con i simboli dell’umano desiderio di immortalità e attestano un rapporto di parentela tra i defunti, che si snoda per quattro generazioni.


 

 

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